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Nascita dell'intarsio

L'arte dell'intarsio è molto antica e sembra abbia avuto origine in Asia Minore. Le prime incrostazioni (su marmo) sembra siano state realizzate ad Alicarnasso nel palazzo del re Mausoleo, 350 anni prima di Cristo.
In seguito, la tarsia si svilupperà in Italia sotto l'Impero romano.

La prima tecnica usata viene detta tarsia certosina e consiste in un procedimento misto in cui elementi di impiallacciatura vengono inseriti in cavità scavate nella superficie di pannelli massicci. Queste incrostazioni vengono fatte aderire nelle loro sedi mediante della colla.

Dopo lo smembramento dell'Impero romano, questo mezzo di espressione artistica fu dimenticato per secoli e ritornerà in auge nel XIV secolo. I più rinomati ebanisti esercitano, in questo periodo, in Toscana. E' attorno a quest'epoca che si incomincia ad utilizzare un nuovo procedimento denominato tarsia geometrica che consiste nel rivestire interamente le parti da decorare mediante degli elementi di impiallacciatura assemblati tra loro, invece di incrostarli in cavità ricavate nella superficie di un mobile come avveniva nel procedimento della tarsia certosina.

Il XV secolo

Nel corso del XV secolo si pratica l'intarsio in numerose città d'Italia ed in particolare a Firenze. Francesco di Giovanni di Matteo, è il fondatore della scuola fiorentina di intarsio artistico. Tra i suoi discepoli troviamo i fratelli Giuliano e Benedetto da Maiano, Baggio e Pietro Pontelli e Domenico da Prato. Le opere di questi intarsiatori sono dei pezzi rari e gelosamente conservati. Il Louvre possiede due magnifici pannelli provenienti dalla chiesa di S. Benedetto da Padova. Il più rimarchevole rappresentante di questa scuola è Benedetto da Maiano (1444 – 1496) che viene considerato il vero l'inventore dell'intarsio. Di fatto, egli perfeziona il procedimento della tarsia geometrica e crea l'arte degli effetti pittorici e prospettici.

Questo artista e suo fratello hanno dato nome ad uno stile: il damaianesco, che è caratterizzato in particolare da composizioni geometriche che formano le fasce decorative nei riquadri. Il Vasari descrive Benedetto da Maiano come “Il più eminente maestro che abbia mai preso in mano delle cesoie per forgiare il legno”. Durante il XV secolo si incomincia a tingere il legno con oli impregnanti e dei colori sciolti in acqua. Gli artisti possono eseguire dei veri quadri rispetto a quando utilizzavano soltanto dei legni nel loro colore naturale.

Giovanni da Verona, all'inizio del XVI secolo, utilizzerà e perfezionerà questa tecnica apportando una vasta gamma di colori, e fornendo a questi elementi di impiallacciatura, ombreggiature realizzate con del fuoco (sabbia rovente) e con acidi, queste bellissime tarsie si possono ammirare nel coro e nella sacrestia della chiesa di S. Maria in Organo a Verona.

Il Rinascimento

Nel XVI secolo, l'intarsio geometrico si presta particolarmente ad accentuare le forme del Rinascimento; gli elementi di impiallacciatura vengono tagliati con lo scalpello ed i vari pezzi del mosaico sono composti da quadrati, rettangoli, poligoni, stelle ecc. La ripetitività di queste composizioni mediante dei pezzi molto piccoli risulta difficoltosa e gli intarsiatori italiani mettono a punto un sistema che permette di accelerare le operazioni ed assicurare una regolarità a questo lavoro ripetitivo. Costoro realizzano un procedimento denominato “tarsia a toppo” che consiste nell'incollare in fascio, varie strisce di legno. Queste strisce hanno forme geometriche varie e la loro estremità riproduce il motivo voluto. Il blocco di legno ottenuto in questa maniera verrà tagliato in lamelle sottili ottenendo così la riproduzione dello stesso motivo fino all'esaurimento del blocco. Nelle opere di questi maestri italiani, un po' alla volta la decorazione si evolve e gli intarsiatori rappresentano gli edifici caratteristici della loro città, le strade, le piazze, i viali con portici ecc. Nella seconda metà del XVI secolo vanno di moda i grandi stipi impiallacciati con legno di ebano, queste impiallacciature sono abbastanza spesse da poter venire scolpite a bassorilievo, si trascura così per diversi decenni l'impiego dell'intarsio. L'intarsio viene praticato in varie parti del mondo sia con il procedimento della tarsia certosina che con quello della tarsia geometrica. In Estremo Oriente si usano soprattutto le decorazioni ottenute con incrostazioni di madreperla su legno massiccio. A partire dal XVII secolo, in Occidente la tecnica si evolve. Il taglio delle impiallacciature viene fatto mediante delle seghe, e questo consente un netto miglioramento delle qualità del lavoro poiché è possibile seguire tracciati anche sinuosi con maggior precisione, e quindi di ritagliare con esattezza i motivi più complessi.

Il XVII secolo

Verso il 1620, l'intarsio ricompare con una nuova decorazione di origine italiana, i motivi sono spesso arabeschi ed il taglio si fa più delicato. Gli intarsiatori che lavorano in Germania applicano un nuovo sistema denominato tarsia ad incastro. Ecco l'essenziale di questa tecnica: si pongono due o tre fogli di impiallacciatura uno sopra l'altro e li si tagliano tutti assieme seguendo il tracciato del disegno. Si incrostano infine i pezzi ritagliati, alternando pezzi chiari con quelli scuri in modo da ottenere degli effetti decorativi sia in positivo che in negativo. Questa tecnica viene ripresa e sviluppata qualche anno dopo da André-Charles Boulle, il grande ebanista di Luigi XIV.

Nella metà del XVII secolo l'intarsio ritorna in auge e molti intarsiatori si stabiliscono in Francia, alla corte di Luigi XIV. Negli arredi intarsiati di Versailles vengono usati, oltre che ad innumerevoli legni pregiati, anche sottili lamine di rame e stagno. Le composizioni vengono arricchite con legni provenienti dalle “Isole”, amaranto dalla Guiana, ebano dal Madagascar, il legno corallo dalle isole Antille, amboina dalle Molucche, bois de rose dal Brasile, olivo dalla Siria, sandalo e palissandro dall'India.

Il XVIII secolo

Durante la Reggenza, la forma del mobile si evolve, ma si continua ad intarsiare secondo lo stile di Andreas-Charles Boulle, in particolare sui frontali e sulle crociere delle grandi scrivanie. Sotto il regno di Luigi XV, il mobile si evolve in maniera considerevole per l'eleganza e l'originalità delle sue forme curve, il che consente una maggiore fantasia ed un maggior numero di combinazioni. L'intarsio, o pittura con legno, si adatta immediatamente a questo nuovo stile e si impiegano legni sia naturali che tinti con colori vivaci. L'originalità della decorazione mediante tarsie, consiste nel giocare col le venature del legno e nel raccordarle nei modi più disparati. Si scoprono in questo periodo vari modi di trattare le impiallacciature: a seconda del modo in cui un tronco viene tagliato, si ottengono effetti differenti.

Tagliando ad esempio una biglia in diagonale si ottengono delle impiallacciature a forma di fetta di salame, che raccordate in maniera opportuna, creano delle belle composizione ad ala di farfalla. Il disegno si forma partendo dai diversi anelli concentrici che risultano più o meno allungati a seconda dell'angolo di taglio. I riquadri di questi pannelli vengono poi intarsiati sia con dei semplici filetti che con decorazioni più ricche come arabeschi e nastri.

Nella seconda metà del secolo, in un'epoca di transizione, le forme cambiano e l'architettura degli arredi si evolve dal formalismo “roncaille” verso lo stile neoclassico. I comò con il cassone squadrato e sostenuti da piedi ricurvi godono di un notevole favore. Le parti piane vengono intarsiate con dei mosaici, spesso molto complessi, che rappresentano vasi di fiori, trofei musicali, quadri con figure o con decorazioni architetturali. Le cornici sono evidenziate con dei filetti rettilinei e con agli angoli delle greche. La tecnica si perfeziona, i motivi sono più dettagliati, le incrostazioni più precise ed i colori più discreti rispetto allo stile Luigi XV. In Europa, l'arte dell'intarsio è molto impiegata. In Italia, in Germania, in Inghilterra, la tecnica e la decorazione seguono la stessa evoluzione. Però come nel XVII secolo, la Francia domina per la raffinatezza del suo gusto.

Il XIX secolo

All'inizio del XIX secolo, con lo stile Impero, l'intarsio non va più di moda. Si impiega molto mogano massiccio e quando questo viene a mancare, si decorano i mobili con impiallacciature di acero, pero o con radica di olmo. Le decorazioni vengono più frequentemente realizzate con bronzi dorati applicati su mobili con struttura rettilinea. Dopo la caduta del Primo Impero, l'intarsio rinasce con un nuovo stile. Con la Restaurazione la moda predilige i legni chiari: acero occhiolinato, citronnier, frassino, bosso e sicomoro, molto ricercate sono la radica, i legni con nodi e fiammate. Gli inserimenti di bronzi vengono sostituiti con motivi intarsiati (viticci, rosoni, palmette e filetti) in palissandro, ebano, mogano e sopprattutto amaranto, che contrasta bene sui fondi di legno chiaro. Una particolarità di questo stilo denominato Carlo X, è l'applicazione di intarsi sugli zoccoli e sui montanti dei letti, sui schienali delle sedie e sulle gambe ad arco o a lira dei tavoli. Verso il 1830 – 1835, lo stile Luigi Filippo abbandona pressoché totalmente i legni chiari e la colorazione degli intarsi si inverte: i lavori impiallacciati con mogano, palissandro ed altri legni scuri, ricevono incrostazioni di filetti ed intarsi di legno chiaro (agrifoglio, sicomoro, citronnier). Lo stile Luigi Filippo si limita a copiare lo stile Luigi XV, ma in modo più grossolano ed i mobili “alla Boulle”.

Il regno di Napoleone III (1848 – 1870), prosegue nell'imitazione di stili precedenti senza apportare grosse novità, tuttavia gli intarsiatori, lavorano con molta abilità ed un'accurata ricerca del particolare, grazie a materiali e strumenti di lavoro sempre più moderni e precisi. Nell'ultima parte del secolo, con il revival di antichi stili: Neogotico, Neo-rinascimento e Neo-rococò, l'intarsio viene di nuovo dimenticato.

Lo stile Liberty

L'imitazione di tutti questi stili porta ad una certa confusione, tuttavia alla fine del XIX secolo alcuni ebanisti come Emile Gallé e Louis Majorelle realizzano delle opere interessanti mediante un'architettura nuova ed una decorazione intarsiata e scolpita molto originale. Questi artisti traducono bene nei loro mobili queste correnti moderne. In tutta Europa nasce lo stile Liberty, chiamato in vari modi; Art Nouveau, Modern Style, Modernismo e Floreale. La composizione degli intarsi propri di questo stile é caratterizzata da elementi vegetali intrecciati, da lunghi gambi che si incurvano a voluta ed in morbide circonvoluzioni. Il tutto termina con petali che si schiudono. Queste decorazioni sono inserite su di legno e talvolta su di un fondo di sagrì (pelle di squalo). Louis Majorelle eccelle in queste strane composizione viventi. Nei mobili Liberty le parti intarsiate vengono spesso riquadrate da sculture, il che rappresenta un'altra originalità di questo stile.

L'Art-Dèco

Tra le due guerre gli intarsiatori sono ancora numerosi e si adoperano per adattare la loro arte allo stile Art-Dèco, caratterizzato da mobilio con linee squadrate. Se quest'epoca è contestata circa il suo valore artistico, gli intarsiatori possiedono una qualità tecnica molto buona. Rispetto al secolo precedente i progressi tecnici sono notevoli, con l'avvento di seghe alternative elettriche che permettono di tagliare contemporaneamente più fogli di impiallacciatura e di ottenere così lo stesso motivo in più esemplari identici. Alcuni intarsiatori si dedicano alla composizione ed alla presentazione di quadri intarsiati, alternando legni naturali e legni tinti. La finitura è fatta con vernice o cera d'api a seconda del gusto personale.

Periodo moderno

La rivoluzione industriale degli ultimi anni hanno limitato lo sviluppo dell'intarsio, infatti le industrie del mobilio, che producono in grande serie, se ne interessano per un breve periodo. L'impiego di una decorazione intarsiata in queste fabbricazioni che vengono definite di stile moustache ottiene un certo successo tra il 1955 ed il 1965. In seguito l'impiego dei laminati e soprattutto dei mobili laccati porterà un duro colpo all'intarsio. Fortunatamente la forte richiesta di mobili in stile Luigi XV, Luigi XVI e Carlo X ha permesso la continuazione di questa tecnica. La copia fedele dei mobili creati dai nostri predecessori richiede, da parte degli intarsiatori, una perfetta padronanza della tecnica. Questi artigiani sono consapevoli che il loro lavoro è poco valorizzato, che non tutte le possibilità decorative offerte da quest'arte vengono applicate e che restano molti sforzi da compiere per promuovere un suo rinnovamento.

Contatti

Luca Vicentini - Antichità, Restauro, Ebanisteria Via Bell'Italia, 49 - 37010 Peschiera d/G. Fraz. di S. Benedetto di Lugana (VR)

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